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Feb 03

Nuove Tecnologie e Fobie multiple

Sono passati 10 anni da quando ho conosciuto Enzo, sono ancora vividi e netti i ricordi associati a quell’ allievo ed in particolare allo sforzo che faceva nel tentativo di superare quella maledetta barriera che lo teneva fuori dell’aula.

Invisibile, ma ben presente e tangibile solo a lui.

Io lo vedevo camminare spedito verso la porta aperta della classe, tutti i compagni già seduti ai loro posti aspettando l’insegnante dopo l’intervallo, Enzo cercava di oltrepassare quella soglia … ma veniva inesorabilmente respinto dalla barriera una.. due … tre volte! In certi casi riusciva a superare questo ostacolo, ma spesso si dichiarava vinto e si accostava alla finestra del corridoio che dava nel cortile, guardando fuori con la fronte aggrottata e lo sguardo in un mondo che non era il nostro.
Dalla descrizione del caso:

“…… Secondo la diagnosi funzionale redatta a cura del servizio di neuropsichiatria infantile dell’ Azienda U.L.S.S. tal dei tali  Enzo presenta da anni delle fobie multiple che impediscono a lui e alla sua famiglia una vita regolare.
Il tentativo di inserirlo nella scuola materna è fallito dopo pochi giorni e successivamente Enzo ha frequentato la scuola elementare per soli tre mesi. Enzo negli ultimi anni si è chiuso in casa fino a non uscirne più passando le notti in bianco, in compenso mangiava troppo raggiungendo in breve un certo sovrappeso.
Negli ultimi mesi il quadro clinico è migliorato, e Enzo ha potuto frequentare come ospite la sua scuola per prepararsi agli esami di 5 elementare che ha superato, da privatista, con buoni risultati.
Frequenta ora la prima media …”

E’ evidente che in questo caso il primo problema da risolvere consisteva nell’ ottenere la permanenza dell’allievo a scuola.
Ma come fare, come procedere per ottenere questo primo risultato. Non potendo incidere sul versante terapeutico ho pensato di agire cercando di aumentare il suo benessere nell’ambiente scolastico.
Per raggiungere questo scopo sono partito da una accurata osservazione realizzata anche con l’aiuto di schede strutturate.
I dati dell’osservazione uniti alle informazioni ottenute attraverso le relazioni dei docenti che mi hanno preceduto e dai colloqui con il neuropsichiatra che seguiva Enzo da anni, mi hanno definito un quadro abbastanza preciso della situazione: Enzo era un ragazzo intelligente e senza problemi di apprendimento (pur con tutte le evidenti e forzate lacune visto che di cinque anni della scuola primaria ha frequentato si e no circa tre mesi) , simpatico, di bella presenza e che apparentemente si relazionava con facilità con i coetanei e con i docenti nelle situazioni normali.

Però non appena cambiava la situazione e doveva in qualche modo confrontarsi nei contenuti delle discipline con i propri compagni o quando gli veniva chiesto una qualche prestazione, il mondo , per lui, crollava.
Enzo cambiava espressione, chiedeva di andare al bagno e non tornava più in classe, non c’era verso… camminava su e giù nell’antibagno consumando il pavimento.
Evidentemente lo stress, causato dalla consapevolezza di non essere all’altezza del compito richiesto dall’insegnante o il confronto con i compagni più preparati di lui produceva un’ ansia tale da diminuire le sue difese (così faticosamente costruite) a vantaggio delle manifestazioni fobiche.

Il problema del “benessere a scuola”.
Il problema del benessere a scuola si riduceva, secondo me, nel determinare o creare per Enzo un ruolo in cui potesse esprimere i suoi punti di forza che erano:
• Una buona comprensione del testo
• La facilità nell’ intrattenere relazioni con i compagni, aiutato da una certa predisposizione alla comunicazione orale
• Una buona propensione nell’uso del PC e di alcuni programmi.
• Una certa creatività nell’esecuzione grafica (disegni a matita)

Tutto ciò all’interno di un circuito virtuoso che coinvolgesse tutta la classe ed in particolare un gruppo di lavor ristretto in cui ciascun componente collaborasse ad un progetto comune.

La co-costruzione di ambienti d’apprendimento.

Messi assieme questi elementi e diffusi all’interno del consiglio di classe, abbiamo progettato per Enzo una attività didattica basata sul cooperative learning che richiamasse e sviluppasse i suoi punti di forza. Abbiamo quindi creato durante le ore di alcune materie: Italiano, ed. Artistica, ed. Tecnica un piccolo gruppo di lavoro composto da 4 allievi più Enzo.
L’idea era quella di creare un lavoro ipermediale a favore di una allieva disabile di un’altra classe, una favola illustrata interattiva in cui l’allieva potesse descrivere le varie scene in un campo di testo appositamente predisposto.
Tale lavoro è stato realizzato partendo da una storia inventata dal gruppo attraverso una attività di brainstorming in cui Enzo ha collaborato attivamente.

Si era partiti da Bughi…. infatti il docente di Ed.Artistica aveva portato in classe un orsacchiotto di pezza: Bughi.

Gli allievi dovevano copiarlo ed inventarsi una storia con Bughi protagonista (Bughi era l’orsacchiotto che un figlio del docente aveva incolpato per una rispostaccia sfuggitagli in occasione di un rimprovero e che aveva dato il via all’idea di creare una storia con un orsacchiotto di pezza parlante).
Durante l’ora di Artistica gli allievi hanno prodotto i disegni necessari e poi in lab. di informatica il gruppo ha provveduto alla loro digitalizzazione attraverso l’uso dello scanner, i testi sono stati scritti con word, il parlato è stato registrato da una allieva e poi il tutto montato con il sistema autore Neobook.
In tutte queste fasi ed in particolare nella delicata situazione del montaggio Enzo si è letteralmente trasformato dimostrando notevoli capacità organizzative e competenze nell’uso degli strumenti diventando di fatto il leader del gruppo ed acquisendo anche per il resto della classe una diversa connotazione: non più il compagno simpatico ma diverso perché bizzarro ma il compagno autorevole e competente nell’uso degli strumenti multimediali.

La barriera che impediva a volte a Enzo di entrare in classe si è piano piano dissolta!

Questa strategia basata sul cooperative learning e sulla leva delle potenzialità dell’allievo ha prodotto dei risultati soddisfacenti per quanto riguarda il primo problema affrontato, non solo Enzo frequentava regolarmente la scuola come non aveva mai fatto prima , ma soprattutto veniva a scuola volentieri.
L’aumento di autostima, il diverso atteggiamento dei compagni, uniti alla consapevolezza di tutti i docenti curriculari degli aspetti problematici del caso, hanno avuto poi dei riflessi positivi anche nell’andamento scolastico generale dell’allievo che ha concluso l’anno scolastico regolarmente.

E’ evidente che in tutta questa storia la valenza didattica consiste nel costruire assieme e non nel prodotto finale, anche se devo dire che tale lavoro è servito ed è stato utilizzato poi dall’allieva cui era destinato e che a sua volta ha prodotto incremento d’apprendimento.