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	<title>CTSVenezia</title>
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	<description>Centro Territoriale per le Nuove Tecnologie nella Didattica per l&#039;inclusione</description>
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		<title>Ipertesti e didattica speciale</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 10:56:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ipermedia]]></category>
		<category><![CDATA[nuove tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli ipertesti e le UU.DD. ipermediali possono produrre integrazione? A fronte della considerazione che le tecnologie informatiche e telematiche possono svolgere un ruolo fondamentale e determinante nei processi educativi e d’integrazione scolastica e sociale delle persone disabili, dobbiamo notare purtroppo che in ambito scolastico poche sono le iniziative mirate ad una formazione del personale che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gli ipertesti e le UU.DD. ipermediali possono produrre integrazione?</strong><br />
A fronte della considerazione che le tecnologie informatiche e telematiche possono svolgere un ruolo fondamentale e determinante nei processi educativi e d’integrazione scolastica <span id="more-159"></span>e sociale delle persone disabili, dobbiamo notare purtroppo che in ambito scolastico poche sono le iniziative mirate ad una formazione del personale che vada in questo senso, che tenga conto di una realtà consolidata e cioè la possibilità di “ridurre” la situazione di svantaggio determinata da alcune disabilità e la possibilità di creare nuovi percorsi didattici funzionali all’integrazione scolastica .<br />
Così possiamo osservare tra le tante situazioni di abnegazione personale (mai riconosciuta o incentivata dallo Stato) di docenti che trattano l’handicap nel migliore dei modi possibile, situazioni in cui l’insegnante di sostegno (magari specializzato!!!!) nega un diritto fondamentale al proprio allievo cioè il sacrosanto diritto di ricevere una adeguata educazione ed istruzione semplicemente perché questi è privo di competenze informatiche.</p>
<p><strong>L’uso consapevole della tecnologia informatica applicata ai processi di integrazione scolastica.</strong><br />
Al docente che decide di usare “comunque” l’informatica o “anche “ l’informatica nel suo progetto didattico si aprono strade e soluzioni diverse.<br />
E’ possibile usare software “preconfezionato”, distribuito nelle varie versioni :<br />
demo, freeware, shareware, o commerciale.<br />
Appartengono a questa categoria tutti quei prodotti che sono realizzati allo scopo di facilitare l’accesso al PC alle persone che a causa della propria condizione non sarebbero in grado di usarlo o lo userebbero in modo poco efficace, con grande dispendio di energia e per tempi molto brevi, mi riferisco ai disabili motori e ai non vedenti o ipovedenti.<br />
Altra categoria è invece quella dei programmi finalizzati al potenziamento di determinate capacità o allo sviluppo delle abilità residue in soggetti con deficit cognitivo.<br />
Questi ultimi sono programmi generalmente ben strutturati dal punto di vista scientifico e ben studiati sotto il profilo della comunicazione visiva, possono anche essere molto efficaci nel rispondere a esigenze didattiche specifiche, ma secondo il mio parere, soffrono di una certa rigidità nel senso che poco si adattano alla varietà di stili di apprendimento ed alla diversa personalità dei soggetti.<br />
Comunque ecco, a titolo d’esempio, un interessante software per il recupero di abilità linguistiche: Logosoft.</p>
<p><a title="Link diretto al file" onclick="return false;" href="http://lnx.ctimestre.it/wp-content/uploads/2008/02/logosoft.jpg"><img src="http://lnx.ctimestre.it/wp-content/uploads/2008/02/logosoft.thumbnail.jpg" alt="immagine di logosoft" width="171" height="107" /></a></p>
<p>Si tratta di un software che può essere prezioso per esempio nella didattica rivolta all’arricchimento dell’espressione orale e della produzione scritta in allievi che hanno difficoltà nella “costruzione“ della frase .<br />
L’ambiente di lavoro è di tipo ludico, interattivo, piacevole e si avvale del codice cromatico per “fissare” gli elementi che costituiscono la struttura della frase, inoltre si tratta di un software semplice da usare e quindi alla portata di chiunque abbia un minimo di competenze informatiche.<br />
Per scaricare il demo del programma è necessario portarsi nel sito il cui indirizzo è nelle risorse OnLine alla fine di questo articolo.<br />
L’altra strada consiste nella possibilità di usare i cosiddetti sistemi autore cioè gli strumenti che consentono di progettare software e unità didattiche ipermediali.<br />
I sistemi autore, se da un lato richiedono al docente buone competenze informatiche dall’altro consentono però la “personalizzazione” del lavoro che può così essere effettivamente tarato sul soggetto e mirato ai suoi bisogni.<br />
Possono essere usati ad esempio per concorrere allo sviluppo e al potenziamento delle abilità in soggetti affetti da ritardi sul piano dell’apprendimento e/o della comunicazione al pari dei programmi visti in precedenza però con in più la possibilità di realizzare “ambienti” su misura dei gusti e della personalità dell’allievo.<br />
Se l’allievo predilige un certo personaggio dei fumetti o delle storie per bambini, come ad esempio la simpatica cagnolina PIMPA, perché non costruire un ambiente di lavoro elettronico in cui lo sfondo integratore sia costituito dai personaggi di queste storie ??</p>
<p><a title="pimpa.jpg" href="http://lnx.ctimestre.it/wp-content/uploads/2008/02/pimpa.jpg"><img src="http://lnx.ctimestre.it/wp-content/uploads/2008/02/pimpa.jpg" alt="la cagnetta a pois pimpa" width="437" height="316" /></a></p>
<p>Mi viene in mente il caso di quel bambino, che affetto da gravi fobie, ha difficoltà nelle relazioni sociali e nella comunicazione ma ama gli orsacchiotti e le storie di orsi ed è bravissimo nel disegnarli…..allora perché non utilizzare questi elementi per realizzare un ambiente elettronico che funzioni da interfaccia comunicativa, che demolisca il muro di isolamento patologico facendo leva proprio su questi elementi che per l’allievo sono ricchi di significato e pregni di affettività??</p>
<p><a title="bughi.jpg" href="http://lnx.ctimestre.it/wp-content/uploads/2008/02/bughi.jpg"><img src="http://lnx.ctimestre.it/wp-content/uploads/2008/02/bughi.jpg" alt="Bughi l'orsacchiotto" width="535" height="405" /></a></p>
<p>Questi programmi si pongono come potenti mezzi di integrazione dell’allievo in situazione d’handicap nella classe quando l’Unità Didattica ipermediale realizzata con il loro supporto diventa il catalizzatore che innesca processi di collaborazione e cooperazione.</p>
<p><strong>Apprendimento collaborativo e sostegno.</strong><br />
L’insegnante di sostegno è a “sostegno” della classe che ospita l’allievo disabile, e la progettazione didattica deve essere fatta dal consiglio di classe nel suo assieme, ma molto spesso, ad esempio nel caso di allievi che ricadono nella fascia cosiddetta dei “psicofisici”, accade invece che il docente di sostegno lavori isolato dal contesto classe : la progettazione e l’azione didattica sono delegati in toto al docente che ha in carico il caso, l’azione didattica poi spesso si svolge anche fisicamente e logisticamente in condizione di isolamento perché a volte l’allievo con deficit psicofisico non solo non riesce a trovare nella classe uno spazio didattico ma neanche uno spazio fisico.<br />
E’ evidente che in questi casi non si può parlare di reale integrazione ma di un inserimento per così dire di tipo “freddo” nella struttura scolastica.<br />
Questa situazione si verifica più frequentemente in quelle classi dove prevale l’approccio metodologico tradizionale, di tipo verticale in cui l’interazione tra l’insegnante, unico depositario della conoscenza, e gli allievi, è l’asse portante del fare didattica mentre l’interazione tra pari ai fini didattici viene considerata irrilevante. Anche la cooperazione tra docente di sostegno e docenti curricolari in questo caso è inesistente.<br />
Viceversa in quelle situazioni in cui il docente mette in atto un approccio metodologico-didattico di tipo innovativo basato sui principi del costruttivismo, che vede l’allievo come “costruttore” della propria conoscenza, l’apprendimento collaborativo è l’ingrediente che caratterizza i rapporti tra i membri dei gruppi che formano la classe.<br />
Il docente in questo caso assume un ruolo diverso da quello tradizionale, più simile ad un tutor o ad un “facilitatore” , ma anche il docente di sostegno assume nella sua azione didattica questa veste più che quella vista in precedenza e allora ecco che può innescarsi un processo di cooperazione tra docenti curricolari e di sostegno e tra gruppi di allievi dove l’allievo portatore di handicap si integra realmente trovando una sua collocazione nel gruppo.<br />
E’ interessante notare come alcune strategie messe in atto per il recupero di abilità cognitive, nell’ambito di esperienze di “collaborative learning”, si siano dimostrate poi efficaci anche nella comune prassi didattica.<br />
Ad esempio il Reciprocal Teaching ,<br />
cioè quell’insieme di istruzioni procedurali messe in atto per facilitare l’assunzione del ruolo di insegnante da parte dei componenti di un gruppo, è stato pensato inizialmente per sviluppare le abilità di lettura e comprensione del testo da parte di allievi con problemi nell’area linguistica, in seguito però il metodo R.T. visti i buoni risultati conseguiti è stato esteso anche ad altre attività curricolari.<br />
La telematica può in questo caso diventare quel “valore aggiunto” alla didattica che ne impreziosisce la ricaduta sugli allievi in termini di apprendimento ma anche di integrazione.<br />
Ad esempio l’esperienza, descritta nell’interessante libro “Internet per la didattica” di Eleonora Pantò e Corrado Petrucco , da Cathy De Moll producer del Progetto Blu Ice , un progetto di cooperative learning attivo su Internet, in cui 400 scuole hanno studiato il continente Antartico insieme, si è dimostrato anche un potente strumento di integrazione, infatti allievi con problemi diversi hanno trovato un loro ruolo nel partecipare al lavoro comune, nel consultare esperti, nella pratica di comunicare via E-mail con altre scuole….traendone vantaggi e benefici.</p>
<p>Organizzare, nel nostro Paese, un tipo di scuola basata sul collaborative learning non è facile, tuttavia è possibile osservare almeno una esperienza che vuole disseminare questo tipo di approccio metodologico-didattico nell’integrazione scolastica di persone disabili.<br />
In questo quadro si collocava l’esperienza dei L.A.P.I.S. un sottoprogetto del Progetto Scuola Handicap , del ex Provveditorato agli Studi e del GLIP di Venezia ora USP.<br />
All’interno del PSH aveva particolare rilevanza ha il settore della formazione e dell’assistenza ai docenti che utilizzano tecnologie informatiche nelle singole realtà scolastiche.</p>
<p><strong>I L.A.P.I.S. Laboratori Assistiti Produzione IperTesti </strong>(descrizione di un ‘esperienza).<br />
Lo scopo principale dei Laboratori assistiti era quello di permettere alle scuole la produzione di Unità Didattiche ipermediali partendo dalla formulazione cooperativa di un progetto didattico collegiale finalizzato all’integrazione di soggetti portatori di handicap.<br />
Le competenze didattiche e tecniche richieste ai docenti per realizzare questi lavori hanno evidenziato la necessità di un percorso di formazione articolato su più livelli.<br />
In particolare sono state proposte esperienze che favorissero l’acquisizione di competenze di base nell’uso delle tecnologie informatiche, il trattamento di testi ed immagini, l’utilizzo di Internet come risorsa per l’acquisizione di informazioni e per lo scambio interpersonale e il Web publishing.<br />
Anche i sistemi autore proposti: Neobook, Ulisse-Odisseo, Amico e il linguaggio HTML sono stati oggetto di esperienze tese all’approfondimento e all’esplorazione delle possibilità didattiche offerte da questi ambienti .<br />
Ma il “focus” di tutto il progetto è stato centrato sulla capacità di progettazione e realizzazione di ipertesti in classe attraverso la collaborazione tra docente di sostegno e docenti curricolari per l’integrazione dell’alunno disabile, e sugli aspetti cooperativi e collaborativi all’interno del gruppo.<br />
I Laboratori Assistiti Produzione IperTesti si sono rivelati lo strumento operativo che ha permesso a cinquanta scuole della Provincia di Venezia, di ogni ordine e grado, di attivare sia percorsi di formazione sia la realizzazione di esperienze in itinere con un continuo confronto, realizzando cioè “prodotti” costruiti dalla classe in un contesto di integrazione ma anche di cooperazione.</p>
<p><strong>L’organizzazione dei L.A.P.I.S.</strong><br />
Il progetto si è articolato in fasi successive, una prima fase dedicata all’acquisizione di strumenti concettuali tesi a definire l’approccio metodologico-didattico attraverso una serie di incontri con esperti de<br />
esperti del settore<br />
Una seconda fase costituita da cinque incontri a carattere laboratoriale in cui i gruppi di docenti impegnati nella realizzazione delle Unità Didattiche venivano seguiti da un tutor e da uno psicopedagogista.<br />
I lavori delle scuole che hanno partecipato ai Lapis, corredati da un “diario di bordo” dell’esperienza e da schede didattiche analitiche erano reperibili presso il sito del PSH.</p>
<p><strong>Il Progetto Scuola Handicap è stato eliminato nel 2001.</strong><br />
Risorse<br />
“Insegnare e apprendere in rete “di Guglielmo Trentin ed. Zanichelli Bologna 1998</p>
<p>“Internet per la didattica” di Eleonora Pantò e Corrado Petrucco ed. Apogeo Milano 1998</p>
<ol>
<li>In realtà l’uso di sistemi autore per realizzare ambienti di lavoro personalizzato sui gusti e sulle preferenze dell’allievo ha molti aspetti positivi, ad esempio il lavorare in un ambiente elettronico caratterizzato da familiarità e che si pone come tratto di continuità tra scuola e famiglia, in cui ci si può giovare della motivazione intrinseca del mezzo elettronico ma anche dei personaggi amati dai bambini.</li>
<li>Le due immagini sono tratte da due ambienti elettronici realizzati per il trattamento didattico di una bambina colpita da ictus cerebrale prenatale ed affetta da afasia ed aprassia, il secondo per il trattamento didattico di un allievo affetto da gravi fobie che ne hanno impedito la regolare frequenza scolastica.</li>
<li>Nella strategia chiamata Reciprocal Teaching a turno ogni componente del gruppo gioca il ruolo dell’insegnante su un segmento del lavoro previsto. Nel far questo è tenuto a riassumere una lettura, moderare una discussione sull’argomento specifico, fornire chiarificazioni sul testo, far previsioni su una possibile prosecuzione della lettura…… da Insegnare e apprendere in rete di Guglielmo Trentin</li>
<li>Il progetto Blu Ice è uno dei numerosi progetti che si possono trovare presso il sito di OnLine Class</li>
<li>Molto interessanti le iniziative di collaborative learning attraverso la telematica dell’Istituto Tecnologie Didattiche di Genova:</li>
</ol>
<p>http://paradiso.itd.ge.cnr.it</p>
<p>http://paradiso.itd.ge.cnr.it/persone/ricercat/Gtpages/didarete.htm</p>
<p>prof. Renato Ceccon</p>
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		<title>Multimedialità o multimodalità?</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 07:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Multimedialità]]></category>
		<category><![CDATA[Multimodalità]]></category>

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		<description><![CDATA[La lezione, il software didattico e l&#8217;accessibilità Di Patrizia Lotti Definizioni e contesti Multimodale La comunicazione è multimodale, a partire dalla prototipica “faccia a faccia”; infatti anche in questo caso si utilizzano varie modalità sensoriali per interagire: uditiva, visiva, tattile, olfattiva. Nella conversazione le persone comunicano con le parole e contemporaneamente con i gesti, gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La lezione, il software didattico e l&#8217;accessibilità<br />
Di Patrizia Lotti</strong></p>
<p><strong>Definizioni e contesti</strong></p>
<p>Multimodale</p>
<p>La comunicazione è multimodale, a partire dalla prototipica “faccia a faccia”;</p>
<p>infatti anche in questo caso si utilizzano varie modalità sensoriali per interagire:</p>
<p>uditiva, visiva, tattile, olfattiva. Nella conversazione le persone comunicano</p>
<p>con le parole e contemporaneamente con i gesti, gli occhi, il corpo, il viso.</p>
<p>Quando parliamo usiamo tutte le modalità produttive contemporaneamente e in</p>
<p>modo sincronizzato. Insieme alle parole, le espressioni, l&#8217;intonazione e i gesti danno</p>
<p>un contributo semantico specifico alla comunicazione in atto. Il loro apporto</p>
<p>semantico può servire per ribadire ciò che diciamo verbalmente, ma anche per</p>
<p>aggiungere informazione, sostituire ciò che non diciamo a parole, o anche per</p>
<p>contraddire con il corpo ciò che dicono le frasi. L’interlocutore, per interpretare il</p>
<p>nostro messaggio dovrà a sua volta servirsi dell’udito, della vista, del tatto ecc, cioè</p>
<p>delle varie modalità percettive implicate.</p>
<p>L’insegnante che fa una lezione in una classe ove sia incluso qualcuno</p>
<p>con deficit sensoriale cercherà di utilizzare le varie modalità come</p>
<p>rafforzative di un medesimo messaggio e non in contraddizione fra loro, in</p>
<p>modo da prevenire l’incomprensione.</p>
<p><span id="more-82"></span></p>
<p>Nell’interazione con il computer la multimodalità è la possibilità di interagire con il</p>
<p>mezzo tecnologico in modi diversi, alternativi ed equivalenti. L’attuale ricerca nella</p>
<p>Human Computer Interaction prevede di “umanizzare” il computer, permettendo</p>
<p>all’uomo che interagisce con esso di utilizzare le modalità di input percettivi,</p>
<p>comunemente utilizzate per interagire con il mondo; quindi non più solo la tastiera o</p>
<p>il mouse ma anche la parola, i gesti o addirittura gli odori.</p>
<p>Ad oggi le modalità di input del computer sono principalmente la tastiera e il</p>
<p>mouse ma anche il touch screen e la voce. Quando l’insegnante propone alla classe</p>
<p>un’attività con il computer deve considerare le eventuali esigenze speciali degli</p>
<p>allievi o studenti e verificare la non esclusività della singola modalità di input. Ad</p>
<p>esempio, se un software considerato didatticamente utile per la classe, permette</p>
<p>un’interazione con il solo mouse, esclude la possibilità di utilizzo da parte di chi non</p>
<p>utilizza tale periferica.</p>
<p>Multimediale</p>
<p>Quando più mezzi di comunicazione sono supportati da un unico supporto si parla</p>
<p>di multimedialità, ecco perché il termine viene sempre fuori parlando di interazione</p>
<p>con il computer. Con il computer ogni tipo di contenuto si trasmette sulla</p>
<p>base del medesimo codice binario, pur trattandosi di volta in volta di testo</p>
<p>scritto, immagini statiche o in movimento e audio come musica o parlato.</p>
<p>Non sempre un prodotto multimediale è anche interattivo. Ad esempio una</p>
<p>presentazione in flash potrà contenere immagini fisse e in movimento, testo e audio</p>
<p>ma non permettere alcuna interazione da parte di chi la guarda. L&#8217;interazione con</p>
<p>un prodotto multimediale è presente solo quando l&#8217;utente può comunicare –</p>
<p>tramite mouse, tastiera, voce ecc. &#8211; al sistema le proprie preferenze e in base a</p>
<p>queste avere una modifica nella presentazione dei contenuti da esso trasmessi.</p>
<p>Non sempre un prodotto multimediale è anche ipertestuale. L&#8217;ipertesto è la</p>
<p>caratteristica tipica dei contenuti internet, che come già le enciclopedie possono</p>
<p>essere usufruiti senza obbligatoriamente seguire un ordine sequenziale. D&#8217;altra</p>
<p>parte le già citate introduzioni in flash hanno una struttura di trasmissione</p>
<p>tipicamente sequenziale. Non a caso è stato coniato il neologismo “ipermediale”,</p>
<p>per indicare il contenuto multimediale con struttura ipertestuale.</p>
<p>I software didattici sono tipicamente multimediali. Particolare attenzione dovrà</p>
<p>essere prestata nel verificare che un contenuto visivo possa essere fruito, con altra</p>
<p>modalità equivalente da chi non può vedere; oppure che un contenuto audio sia trasmesso,</p>
<p>sempre in maniera equivalente, a chi non può sentire.</p>
<p>Multicanale</p>
<p>Nella comunicazione i contenuti possono essere distribuiti e differenziati fra più</p>
<p>canali. I diversi canali possono facilitare differenti prospettive o tipologie di</p>
<p>contenuti.</p>
<p>Storicamente l’insegnamento scolastico usufruisce di tre canali basilari: la parola</p>
<p>orale, il testo scritto e la lavagna. Negli ultimi anni si è aggiunto il computer, che</p>
<p>veicola più tipologie di contenuti e prevede l’utilizzo del canale visivo e uditivo.</p>
<p>Con l’implementazione continua delle nuove tecnologie, la multicanalità indica la</p>
<p>possibilita&#8217; di mettere a disposizione dell&#8217;utente le medesime informazioni attraverso</p>
<p>dispositivi e mezzi di comunicazione diversi: Internet, WAP, Televisione Digitale etc.</p>
<p>Nell’elaborazione del percorso educativo-apprenditivo per la classe, l’insegnante</p>
<p>dosa i vari canali in base ai contenuti da far conoscere agli studenti o da elaborare</p>
<p>insieme. La presenza di allievi con bisogni educativi speciali non preclude</p>
<p>l’utilizzo di alcun canale, purché ognuno sia sempre utilizzato in modalità</p>
<p>rafforzativa nel caso non sia usufruibile da qualcuno. Ad esempio:</p>
<p>l’esposizione alla lavagna tradizionale sarà “parlata”, in modo da non escludere chi</p>
<p>ha problemi gravi con la vista e d&#8217;altra parte la presenza di alunni con problemi di</p>
<p>udito richiederà di parlare sempre frontalmente.</p>
<p>Pensando al computer, un sistema multicanale può consentire un accesso</p>
<p>multimodale alle informazioni, ossia la ricezione, in input, e la generazione, in</p>
<p>output, di due o più modalità di interazione (dialogo audio-vocale, interfaccia</p>
<p>visuale, dispositivo di puntamento e tattile) in maniera indipendente (con uno stesso</p>
<p>sito si può interagire attraverso la vista, la voce o il tatto).</p>
<p>Accessibilità</p>
<p>“«Accessibilità»: la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei</p>
<p>limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire</p>
<p>informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a</p>
<p>causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni</p>
<p>particolari”</p>
<p>(definizione inserita all&#8217;articolo 2 della legge 4/2004 “Disposizioni per favorire</p>
<p>l&#8217;accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, non come Legge</p>
<p>Stanca).</p>
<p>Già prima di questa definizione legislativa, il termine era stato associato alla</p>
<p>possibilità, anche per persone in possesso di tecnolgia più datata, di linee di</p>
<p>collegamento più lente oppure con ridotta o impedita capacità sensoriale, motoria, o</p>
<p>psichica, di fruire dei sistemi informatici e delle risorse software a disposizione.</p>
<p>L&#8217;applicazione corretta dei principi dell&#8217;accessibilità permette fra l&#8217;altro la corretta</p>
<p>interazione con le tecnologie assistive.</p>
<p>La legge 4/2004 estende le proprie disposizione anche allascuola, tramite</p>
<p>l&#8217;articolo 5 “accessibilità degli strumenti didattici eformativi”.</p>
<p>Tecnologie assistive</p>
<p>“«Tecnologie assistive»: gli strumenti e le soluzioni tecniche, hardware e</p>
<p>software, che permettono alla persona disabile, superando o riducendo le</p>
<p>condizioni di svantaggio, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai</p>
<p>sistemi informatici”</p>
<p>(definizione inserita all&#8217;articolo 2 della legge 4/2004 “Disposizioni per favorire</p>
<p>l&#8217;accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, non come Legge</p>
<p>Stanca).</p>
<p>Le tecnologie assistive possono aiutare la persona a superare i problemi legati</p>
<p>alla propria interazione con il computer ma per funzionare devono essere</p>
<p>“considerate” da chi sviluppa il prodotto.</p>
<p>Lo stesso computer è in sé una tecnologia assistiva, in quanto “assiste” la</p>
<p>persona permettendole suo tramite di superare le deficienze determinate dalla</p>
<p>disabilità. In realtà però al computer sono in genere applicate una serie di</p>
<p>tecnologie assistive che permettono di personalizzare le prestazioni del computer</p>
<p>alle esigenze del singolo soggetto diversamente abile.</p>
<p>Accessibilità del software</p>
<p>Principi</p>
<p>Alcuni problemi di accessibilità sono molto frequenti nella scuola. Ad esempio sono</p>
<p>rare le enciclopedie su CD che magari permettano l&#8217;adattamento dell&#8217;interfaccia nei</p>
<p>colori o nella grandezza del carattere. Sono rari e comunque con procedure lente i</p>
<p>dizionari utilizzabili con screen reader. Molto spesso i software esercitativi sono</p>
<p>basati sulla velocità e tarati sulle prestazioni di uno studente medio, non</p>
<p>permettendo l&#8217;adattamento dei tempi.</p>
<p>Occorre comunque distinguere fra “generalizzazione”, alla base dei principi di</p>
<p>universalità di accesso, e “personalizzazione”, fondamento della scuola</p>
<p>dell&#8217;inclusione. Mentre lo sviluppo per il mercato di un prodotto software è</p>
<p>necessariamente finalizzato ad un utente generico, l&#8217;intervento educativo si</p>
<p>costruisce su un gruppo nel quale l&#8217;insegnante conosce competenze e preferenze di</p>
<p>ognuno; soprattutto le azioni educative con alunni disabili sono centrate sulla</p>
<p>personalizzazione. Per questo la qualità dell&#8217;accessibilità richiesta ai software</p>
<p>espressamente didattici dovrebbe essere addirittura superiore a quella strettamente</p>
<p>strumentale, richiesta dalla legge italiana ai software generici. I software didattici</p>
<p>dovrebbero riuscire ad adattarsi ai diversi stili di apprendimento presenti</p>
<p>nelle singole classi. In particolare dovrebbero permettere :</p>
<p>· una diversa regolazione di tempi e velocità nelle esercitazioni proposte,</p>
<p>· una personalizzazione dei feedback di risultato,</p>
<p>· un ingrandimento fino alla massima risoluzione delle immagini ad alto contenuto</p>
<p>formativo</p>
<p>· una personalizzazione dei testi in funzione della loro facilitazione</p>
<p>· una gradualità nei livelli di difficoltà che permetta la personalizzazione dei</p>
<p>contenuti oltre che dell&#8217;interfaccia.</p>
<p>Requisiti del DM 8 luglio 2005</p>
<p>Nell&#8217;elaborazione dei requisiti per l&#8217;accessibilità del software, il legislatore italiano</p>
<p>ha preso come riferimento quanto già fatto per la Section 508 del Rehabilitation Act</p>
<p>staunitense. Il documento uscito nel 1998 negli Stati Uniti, per effetto della</p>
<p>globalizzazione, ha determinato i suoi benefici effetti anche oltre il suo stesso</p>
<p>territorio. D&#8217;altra parte, i software prodotti in italia per il solo mercato nazionale,</p>
<p>non hanno mai preso in considerazione queste regole.</p>
<p>I requisiti del DM 8 luglio sono riconducibili a quattro</p>
<p>categorie:</p>
<p>·l&#8217;accesso multimodale,</p>
<p>·la leggibilità delle informazioni sullo schermo,</p>
<p>·la compatibilità con le tecnologie assistive,</p>
<p>·la multicanalità delle informazioni.</p>
<p>Requisito n. 1</p>
<p>Enunciato: Le funzioni previste dall’interfaccia utente devono poter essere</p>
<p>attivate anche attraverso comandi da tastiera nei casi in cui possa essere fornita</p>
<p>una descrizione della funzione stessa o del risultato della sua esecuzione. Section</p>
<p>508: 1194.21 (a)</p>
<p>Requisito n. 2</p>
<p>Enunciato: Comandi e funzionalità dell’interfaccia utente non devono limitare o</p>
<p>disabilitare le caratteristiche e le funzionalità di accessibilità dell’ambiente operativo</p>
<p>documentate e rese disponibili dal produttore dell’ambiente stesso. Section 508:</p>
<p>1194.21 (b)</p>
<p>Requisito n. 3</p>
<p>Enunciato: L’applicazione deve rendere disponibili sufficienti informazioni, quali</p>
<p>gli elementi identificativi, le operazioni possibili e lo stato, sugli oggetti contenuti</p>
<p>nell’interfaccia utente affinché le tecnologie assistive possano identificarli</p>
<p>interpretandone le funzionalità. Section 508: 1194.21 (d)</p>
<p>Requisito n. 4</p>
<p>Enunciato: Nel caso di simboli grafici utilizzati per identificare controlli, indicatori</p>
<p>di stato o altri elementi di programma, il significato assegnato a tali simboli deve</p>
<p>essere coerente nell’ambito dell’intera applicazione, ivi compresa l’interfaccia</p>
<p>utente. Section 508: 1194.21 (e)</p>
<p>Requisito n. 5</p>
<p>Enunciato: Le informazioni di tipo testuale devono essere fornite utilizzando le</p>
<p>funzionalità dell’ambiente operativo previste per la visualizzazione del testo; in</p>
<p>particolare devono essere disponibili il contenuto testuale, la locazione del punto di</p>
<p>inserimento e gli attributi del testo. Section 508: 1194.21 (f)</p>
<p>Requisito n. 6</p>
<p>Enunciato: L’applicazione che utilizza segnalazioni audio deve prevedere una</p>
<p>funzionalità equivalente di tipo visivo, seguendo le eventuali convenzioni</p>
<p>dell’ambiente operativo. Section 508: 1194.31 (c)</p>
<p>Requisito n. 7</p>
<p>Enunciato: Per fornire informazioni, per indicare o per richiedere azioni non</p>
<p>devono essere utilizzati unicamente animazioni, elementi grafici o sonori e</p>
<p>differenze di colori. Section 508: 1194.21 (i) (h)</p>
<p>Requisito n. 8</p>
<p>Enunciato: Le applicazioni non devono sovrapporsi alle scelte effettuate</p>
<p>dall’utente riguardo a livelli di contrasto, colori ed altri attributi di visualizzazione.</p>
<p>Section 508: 1194.21 (g)</p>
<p>Requisito n. 9</p>
<p>Enunciato: L’interfaccia utente non deve contenere elementi di testo, oggetti o</p>
<p>altri elementi lampeggianti aventi una frequenza di intermittenza maggiore di 2Hz e</p>
<p>minore di 55Hz. Section 508: 1194.21 (k)</p>
<p>Requisito n. 10</p>
<p>Enunciato: L’elemento attivo “focus” di una interfaccia utente deve essere</p>
<p>chiaramente identificabile; la identificazione e la variazione del focus devono essere</p>
<p>segnalate a livello di interfaccia di programmazione (API) affinché le tecnologie</p>
<p>assistive possano gestirle; vanno altresì adeguatamente segnalati gli elementi che</p>
<p>richiedono obbligatoriamente un’azione da parte dell’utente. Section 508: 1194.21</p>
<p>(c)</p>
<p>Requisito n. 11</p>
<p>Enunciato: La documentazione di supporto al prodotto e le caratteristiche di</p>
<p>accessibilità devono essere rese disponibili anche in formato elettronico accessibile.</p>
<p>Section 508: 1194.41</p>
<p>Valutazione di accessibilità in SD2- essediquadro</p>
<p>SD2 essediquadro è un Servizio di Documentazione sul Software Didattico,</p>
<p>iniziato nel 1999, in seguito alla convenzione stipulata fra il Ministero della Pubblica</p>
<p>Istruzione e l’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR (ITD-CNR).</p>
<p>A seguito della legge 4/2004 e in relazione al progetto Nuove Tecnologie e</p>
<p>Disabilità, SD2 ha integrato una sezione sull’accessibilità, che permette una ricerca</p>
<p>mirata fin dalla sezione di ricerca avanzata http://sd2.itd.cnr.it/cnr_sd2/index.php?</p>
<p>modul=search_advanced</p>
<p>La sezione specifica riporta:</p>
<p>- l’autodichiarazione dell’editore/autore (raramente</p>
<p>presente).</p>
<p>- la conformità alla Legge n. 4/2004 (Allegato D del DM Luglio 2005).</p>
<p>La valutazione rispetto agli undici requisiti è effettuata da esperti su</p>
<p>metodologia elaborata dall’ITD. Il risultato di questa valutazione presenta la</p>
<p>soddisfazione o meno dei requisiti (ad esempio 6/11 indica che sono stati</p>
<p>rispettati solo 6 requisiti e uno schema grafico indica quali sono);</p>
<p>- l’accessibilità per i vari tipi di disabilità.</p>
<p>Una valutazione integrata per rispondere alle esigenze degli insegnanti, che</p>
<p>nei casi specifici non si chiedono se il software è genericamente accessibile</p>
<p>ma se lo è per quello studente con disabilità visiva o motoria ecc. Questa</p>
<p>metodologia di verifica mette in relazione gli 11 requisiti con disabilità</p>
<p>motoria, ipovisione, cecità e disabilità uditiva, valutando il grado di</p>
<p>accessibilità per ognuna (nullo, scarso, parziale, buono). Verifica che</p>
<p>permette di verificare l’eventuale conflitto fra obiettivo didattico e specifica</p>
<p>disabilità (ad esempio un software finalizzato all’esercizio di riconoscimento</p>
<p>dei colori non ha di per sé significato didattico per alunni non vedenti);</p>
<p>- l’accessibilità testata sul campo.</p>
<p>Valutazione di accessibilità e usabilità svolta dal sottogruppo software del</p>
<p>GLIC (www.centriausili.it) con una metodologia che testa la multimodalità e</p>
<p>la multicanalità di ciascun software nelle sue principali caratteristiche di</p>
<p>funzionamento. Test che sono posti in relazione con disabilità motoria,</p>
<p>disabilità cognitiva, disabilità uditiva, ipovisione, cecità e disturbo specifico di</p>
<p>apprendimento.</p>
<p>Il progetto qualisoft</p>
<p>La Conferenza Ministeriale di Riga</p>
<p>(www.pubbliaccesso.gov.it/notizie/2006/riga.htm), 11-13 giugno 2006, si aprì con</p>
<p>una dichiarazione all&#8217;unanimità rispetto al piano “i2010” (http://europa.eu/scadplus/</p>
<p>leg/it/cha/c11328.htm) che prevede fra l&#8217;altro l&#8217;autodichiarazione di accessibilità da</p>
<p>parte di autori ed editori di software. Ma al di là delle iniziative in corso da parte</p>
<p>della Comunità Europea, non esistono dei protocolli internazionali riconosciuti. Un</p>
<p>esempio positivo in tal senso è però il progetto Qualisoft (www.qualisoft.org), nato a</p>
<p>giugno 2004, grazie al seminario di studio organizzato dall&#8217;Associazione Regionale</p>
<p>Età Evolutiva di Cagliari.</p>
<p>Questo protocollo è stato realizzato da programmatori di software didattico freeware</p>
<p>e libero, soprattutto insegnanti di scuola primaria, che hanno voluto porre</p>
<p>l&#8217;attenzione sulla qualità didattica e la personalizzazione, in modo da contemplare le</p>
<p>esigenze degli alunni eccellenti come di quelli in difficoltà.</p>
<p>I software realizzati da questo gruppo di lavoro sono personalizzabili, flessibili,</p>
<p>accessibili e usabili oltre ad essere disponibili sul sito del progetto gratuitamente.</p>
<p>Questi software sono anche continuativamente sperimentati e modificati grazie alle</p>
<p>esigenze e consigli dei fruitori, per questo si susseguono spesso in più versioni.</p>
<p>Le caratteristiche implementate dal gruppo e testate dal logo qualisoft</p>
<p>sono:</p>
<p>·l&#8217;appropriatezza didattica,</p>
<p>·l&#8217;usabilità,</p>
<p>·l&#8217;accessibilità.</p>
<p>Inclusione scolastica e tecnologie</p>
<p>Ragioni di un&#8217;inclusione rinnovata</p>
<p>Integrazione come follia, ostacolo alla comunicazione, all’apprendimento,</p>
<p>alla vita stessa. Una follia che nessuno ha fermato, per fortuna, e che anche</p>
<p>molti sordi prelinguistici profondi non scambierebbero oggi per nessuna</p>
<p>ottima scuola speciale. Ma questi dubbi e queste domande ritornano.</p>
<p>Recentemente sono riaffiorati in qualche genitore, preoccupato (talvolta</p>
<p>fondatamente) per la qualità dell’integrazione, in qualche insegnante,</p>
<p>frustrato (spesso giustamente) per la carenza di risorse nella scuola e nei</p>
<p>servizi della comunità, in qualche ricercatore e professionista che temono</p>
<p>(speriamo sinceramente) che le difficoltà varie che l’integrazione incontra</p>
<p>nella pratica violino il diritto dell’alunno disabile di ricevere i migliori</p>
<p>interventi psicoeducativi e didattici oggi dimostratisi efficaci dalla ricerca</p>
<p>internazionale in Special Education.</p>
<p>Tutte queste domande e dubbi sono oggi particolarmente insidiosi e</p>
<p>pericolosi, perché fatti in nome del valore e del diritto della persona disabile</p>
<p>all’educazione, all’istruzione e alla piena realizzazione di sé e non più per</p>
<p>una sua disumanizzazione o sottovalutazione. Sono un virus, portato però</p>
<p>da «portatori sani», e dunque è più difficile difendersene. Come fare allora?</p>
<p>La risposta è apparentemente semplice: ai benefici della normalità non si</p>
<p>può rinunciare, né ai benefici della specialità tecnica, dunque dobbiamo</p>
<p>tenerle insieme tutte e due, superando un’apparente incompatibilità, in una</p>
<p>dialogica, direbbe Morin, che tenga assieme le due dimensioni, o il meglio di</p>
<p>esse. È quello che chiameremo «speciale normalità».</p>
<p>Introduzione in: D. Ianes, La speciale normalità, Centro Studi Erickson, 2006</p>
<p>Esercitando la propria funzione pubblica, la scuola dovrebbe impegnarsi per il</p>
<p>successo scolastico di tutti gli allievi o studenti. Nel solco già tracciato da don Milani,</p>
<p>la scuola dell&#8217;inclusione dovrebbe attivare tutto il necessario per produrre il successo</p>
<p>scolastico finale, riconoscendo quindi le diversità presenti – i vari bisogni educativi –</p>
<p>e prendendosene cura con modalità differenti, in quanto personalizzate.</p>
<p>Le metodologie educative stanno evolvendosi in questa direzione: dalle</p>
<p>applicazioni speciali e settoriali, concentrate sull&#8217;alunno speciale ad applicazioni</p>
<p>generali, multimodali e personalizzabili, rivolte a tutta la classe – un esempio per</p>
<p>tutti è la Lavagna Interattiva Multimediale (LIM) -. In questa direzione vanno</p>
<p>oltretutto le didattiche metacognitive, l&#8217;apprendimento cooperativo e il tutoring, che</p>
<p>permettono di rispondere ai bisogni educativi degli alunni e allievi più in difficoltà in</p>
<p>ottica di gruppo.</p>
<p>Percorso didattico</p>
<p>Il processo di inclusione scolastica può essere favorito dall&#8217;uso di strumenti</p>
<p>tecnologici adeguati. D&#8217;altra parte la non adeguata conoscenza degli strumenti</p>
<p>tecnologici da parte dei docenti, unita all&#8217;ampia diffusione di strumenti non</p>
<p>accessibili, può determinare ulteriori elementi di esclusione e non risposta ai bisogni</p>
<p>educativi speciali. In pratica la tecnologia è un&#8217;opportunità ma per essere colta</p>
<p>necessita di maggiori conoscenze e capacità progettuali. L&#8217;innovazione, intesa come</p>
<p>apertura della didattica scolastica alle opportunità dei nuovi media, necessita della</p>
<p>capacità di selezione, pianificazione e integrazione, da parte dell&#8217;insegnante, degli</p>
<p>strumenti nella didattica.</p>
<p>La non accessibilità degli strumenti informatici nella didattica può ridurre</p>
<p>notevolmente le opportunità di apprendimento di alcuni allievi o studenti. D&#8217;altra</p>
<p>parte sono i docenti a dover scegliere i software da utilizzare nella classe; per</p>
<p>questo occorre che si formino un&#8217;adeguata cultura dell&#8217;accessibilità e usabilità.</p>
<p>Per sviluppare un curriculum flessibile e aperto all&#8217;innovazione, la struttura del</p>
<p>percorso educativo dovrà essere pianificato in funzione:</p>
<p>● dell&#8217;idea chiave di inclusione,</p>
<p>● dei bisogni educativi speciali di ognuno,</p>
<p>● delle caratteristiche di accessibilità da ricercare nelle tecnologie da</p>
<p>utilizzare,</p>
<p>● delle opportunità determinate dall&#8217;uso delle tecnologie per l&#8217;inclusione,</p>
<p>● delle pratiche inclusive da adottare</p>
<p>L&#8217;univocità dell&#8217;obiettivo da raggiungere quindi potrà essere raggiunto attraverso</p>
<p>una strategia multimodale e multicanale, nel rispetto delle varie esigenze di</p>
<p>personalizzazione riscontrate e cogliendo le diverse opportunità tecnologiche. Per</p>
<p>questo occorre ricordare che il sostegno al bisogno educativo speciale non si</p>
<p>esaurisce nell&#8217;intervento specifico, pur se i bisogni specifici necessitano di interventi</p>
<p>particolari e speciali, da coniugare con le possibilità determinate dalle tecnologie.</p>
<p>Software didattico</p>
<p>Nella pianificazione di percorsi educativi inclusivi nonché personalizzati, il</p>
<p>docente deciderà i diversi strumenti, anche tecnologici, efficaci per l&#8217;apprendimento</p>
<p>di ognuno, promuovendo l&#8217;autonomia di ciascuno insieme alla capacità di integrarsi</p>
<p>e relazionarsi nel gruppo.</p>
<p>Purtroppo fra gli sviluppatori di software non c&#8217;è ancora una sufficiente coscienza</p>
<p>delle diverse esigenze legate all&#8217;accessibilità. Spesso, soprattutto nel software</p>
<p>commerciale, si trovano prodotti non fruibili da parte di alcuni studenti; per avere</p>
<p>una riprova di ciò basta fare una ricerca nella banca dati SD2</p>
<p>(http://sd2.itd.cnr.it/cnr_sd2/index.php?modul=search_advanced). Data la</p>
<p>situazione del mercato, è opportuno che il docente parta dalla constatazione delle</p>
<p>esigenze legate ai bisogni educativi della propria classe e in base a questa ricerchi il</p>
<p>software didattico, che magari non sarà generalmente accessibile ma lo sarà per</p>
<p>quel contesto e in relazione a quell&#8217;obiettivo. Ad esempio può essere adottato per</p>
<p>una classe specifica un software non accessibile per le disabilità visive perché non</p>
<p>sono presenti quei bisogni specifici sia.</p>
<p>Le esigenze di personalizzazione può anche far prevedere l&#8217;utilizzo di un software</p>
<p>solo per una parte degli alunni o studenti, come pure per uno solo di essi. Questo</p>
<p>nel caso il software sia utile al raggiungimento di obiettivi educativi raggiunti in</p>
<p>maniera diversa e rispettosa delle differenti esigenze. Ad esempio può essere</p>
<p>utilizzato un software per l&#8217;apprendimento dei colori non prevedendone l&#8217;utilizzo da</p>
<p>parte del compagno di classe cieco, esattamente come sarà previsto l&#8217;utilizzo e</p>
<p>apprendimento di uno screen reader per il solo ragazzo non vedente.</p>
<p>Inclusione non significa fare sempre le stesse cose con tutti tutto il gruppo</p>
<p>classe, ma fissare degli obiettivi omogenei da perseguire in modo eterogeneo, anche</p>
<p>tramite la scelta consapevole degli strumenti tecnologici.</p>
<p>Bibliografia</p>
<p>● Canevaro Andrea (a cura di), L&#8217;integrazione scolastica degli alunni con</p>
<p>disabilità, Centro Studi Erickson, 2007</p>
<p>A trent’anni dall’approvazione della legge 517 del 1977, che qualificò il</p>
<p>contesto italiano come precursore a livello internazionale della full inclusion, il</p>
<p>volume si pone l’obiettivo di fare il punto della situazione, per vedere cosa è</p>
<p>cambiato e cosa si può ancora cambiare per migliorare la qualità della vita</p>
<p>degli alunni con disabilità. Si tratta di un progetto articolato, che si avvale di</p>
<p>contributi e orizzonti molteplici.</p>
<p>● Fogarolo Flavio (a cura di), Il computer di sostegno, Centro Studi Erickson,</p>
<p>2007</p>
<p>Manuale che guida alla scelta, all&#8217;utilizzo e all&#8217;adattamento di sussidi e ausili</p>
<p>informatici per favorire l&#8217;apprendimento e l&#8217;integrazione didattica negli alunni</p>
<p>disabili. Il concetto cardine intorno al quale ruota il libro è quello di</p>
<p>accessibilità dei prodotti informatici: istruzioni dettagliate e aggiornate</p>
<p>spiegano come scegliere e agevolare l&#8217;utilizzo di ausili informatici (computer,</p>
<p>periferiche, programmi) nelle attività scolastiche con alunni con disabilità</p>
<p>motorie, visive, uditive, difficoltà cognitive, disturbi specifici</p>
<p>dell&#8217;apprendimento.</p>
<p>● Ianes Dario, La speciale normalità, Centro Studi Erickson, 2006</p>
<p>Secondo l&#8217;autore la normalità della didattica e dei problemi educativi e formativi</p>
<p>va decisamente arricchita di strategie efficaci e aspetti tecnici che provengono</p>
<p>dalla pedagogia speciale (special education) e dalla psicologia dell&#8217;educazione. In</p>
<p>questo modo, per l&#8217;alunno disabile o con bisogni educativi speciali è la normalità</p>
<p>del relazionarsi e dell&#8217;imparare con tutti gli altri alunni, che gli dà identità,</p>
<p>appartenenza, sicurezza, autostima.</p>
<p>● Ianes Dario, Bisogni educativi speciali e inclusione. Software gestionale</p>
<p>per l&#8217;identificazione dei bisogni educativi speciali (BES) e per la</p>
<p>programmazione delle risorse, Centro Studi Erickson, 2007</p>
<p>Software gestionale diviso in due parti: la prima consente al consiglio di</p>
<p>classe/team docente di definire i vari Bisogni Educativi Speciali degli alunni, a</p>
<p>livello individuale, di classe e di scuola, nella seconda il sistema guida il</p>
<p>consiglio di classe/team nella definizione, progettazione e attivazione delle</p>
<p>varie risorse necessarie per l&#8217;inclusione, e cioè la capacità di rispondere ai</p>
<p>loro bisogni in modo individualizzato ed efficace.</p>
<p>Sitografia</p>
<p>● http://asd.itd.cnr.it/</p>
<p>Progetto che si inquadra nel contesto istituzionale legato all’applicazione della</p>
<p>Legge 4/2004, art. 5, che estende anche alle scuole l&#8217;obbligo di acquistare</p>
<p>applicativi software accessibili. Fra l’altro promuove esperienze innovative</p>
<p>sulla produzione da parte delle scuole di documenti e unità di apprendimento</p>
<p>accessibili.</p>
<p>● http://sd2.itd.cnr.it</p>
<p>Il sito nasce da una convenzione stipulata nel 1999, fra Ministero della</p>
<p>Pubblica Istruzione (MPI) e Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR (ITDCNR)</p>
<p>con lo scopo di realizzare e gestire un archivio di software didattico. A</p>
<p>seguito dell&#8217;uscita della Legge 4/2004 e in relazione all&#8217;azione 3 del Progetto</p>
<p>Nuove Tecnologie e Disabilità del Ministero della Pubblica Istruzione, la ricerca</p>
<p>avanzata è stata implementata della sezione dedicata all&#8217;accessibilità</p>
<p>● www.qualisoft.org</p>
<p>Sito del gruppo QualiSOFT, costituitosi in seguito al seminario di studio</p>
<p>denominato &#8220;Un protocollo per i realizzatori di software didattico di libero</p>
<p>utilizzo&#8221;, e formato da alcuni programmatori con esperienze nella</p>
<p>realizzazione di software didattico gratuito, per lo più docenti della scuola</p>
<p>elementare e da alcuni esperti del settore degli ausili informatici per le</p>
<p>persone disabili, i quali apportano competenze di tipo riabilitativo, formativo,</p>
<p>psicopedagogico, tecnologico.</p>
<p>Nasce dall&#8217;esigenza di confrontarsi sulle modalità di progettazione, sviluppo</p>
<p>ed uso del software nell&#8217;educazione scolastica.</p>
<p>In particolare l&#8217;attenzione è rivolta alla qualità didattica e alla</p>
<p>personalizzazione del software didattico, con l&#8217;obiettivo di rispondere alle</p>
<p>esigenze di tutti gli alunni</p>
<p>● www.pubbliaccesso.gov.it</p>
<p>Sito realizzato e aggiornato dal Centro Nazionale per l’Informatica nella</p>
<p>Pubblica Amministrazione (CNIPA) e dalla Segreteria tecnico-scientifica della</p>
<p>Commissione interministeriale permanente per l&#8217;impiego delle ICT a favore</p>
<p>delle categorie deboli o svantaggiate; raccoglie la normativa, i documenti utili</p>
<p>e le notizie sugli eventi legati alla tematica dell&#8217;accessibilità</p>
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